i 4/4 del cigno
Sottotitolo: se si arriva ai play-off è perchè si è in grado.
La balaustra è gialla, risuona lo stridio delle scarpe sul parquet tra fischi ed urla e l’odore è inconfondibile. Era buffo quando ero piccola, conoscevo sempre qualcuno in campo e la partita era più bella coinvolgente e avere qualcuno in campo è come un pezzettino di te li. La luce entra dai finestroni. A tratti infastidisce ma è il bello di sapere che è tardo pomeriggio.E’ arrivato maggio e con maggio le nevicate. Lo dico sempre che vale la pena aspettare tutto l’anno per vivere qui il mese di maggio, per sentire il profumo delle piante, per passeggiare da un porticato all’altro con la luce che si insinua per andare in giro a maniche corte, per vedere il cielo rosso al tramonto e accorgersi che è passata da un pezzo l’ora della cena. Ho sempre pensato che appoggiata a quella balaustra un giorno avrei pianto. Ho sempre pensato che appoggiata a quella balaustra, se mai fosse arrivato quel giorno, la vita mi sarebbe scivolata tra le mani e sarebbe stato il giorno del cigno. Un giorno che avrei ricordato perché un giorno di passaggio. Ma poi sono stata così presa dal lavoro nel grande edificio che ho dimenticato il giorno del cigno e tutto il resto. E ci sono tempi di 4/4 che ti fanno urlare, tifare e stringere rapporti sociali con chi è seduto vicino a te che dimentichi tutto il resto. Sei già passata oltre. Ne ho così bisogno ….Sempre chiusa nella grande casa senza amici. Questa è la triste verità, ho molti conoscenti ma amici forse nessuno. E mi terrorizza il fatto che tra un mese non avrò più neppure il lavoro, io che sono un animale sociale. E ci sono momenti in cui non vorresti essere sola. Ma finisce sempre così… Però… c’è stata una telefonata, ad onor del vero, e la persona dall’altra parte del telefono, beh avrei voluto che fosse li con me a vedere tutti quegli omarini alti in divisa, magari a commentare se e quanto carini e magari a dire anche 2 parole a quei figlioli degli uomini con il fischietto…. Che tanto sono bistrattati, ma di cui si potrebbe dire qualcosa viste le buffe divise. Le divise…. La mia grandissima debolezza, la mia grandissima passione a cui non resisto, a cui non dirò mai di no. E pezzi di vita che ti passano davanti agli occhi e ridi da sola come una scema. E più ci pensi e più ti dici… caspita… ma questa è la mia vita…. Come quella notte seduta a gambe incrociate sul letto in reggiseno e slip, il libro di orazio sul comodino e si finisce, si… per andare a letto insieme e sei assolutamente contenta così, anche se lo sai che è l’ennesima anormalità della tua vita, perchè tu sei quella strana ma finalmente hai trovato qualcuno che ti trattasse come chiunque altro. Mentre avevi sempre pensato di essere grassa, brutta e poco interessante. Cosa che pensi anche oggi dopo mille anni. E lontane risuonano note di una canzone che un giorno sapevi cantare. Ora la voce non la usi più per cantare. Ma anche per cantare avevi avuto bisogno di una spintarella. E nelle ballerine nere quando oggi le ho infilate c’era ancora la sabbia, ( ma la sabbia dalle scarpe non se ne va… non c’è nulla da fare ). Non ho potuto indossare gli abiti del cigno, o meglio i primi abbozzi perché mi stanno troppo grandi ma i pantaloni erano anche oggi a vita bassa e se mi avessi vista mi avresti detto che mi si vedevano le mutande. Così come un tempo mi dissi che forse sbagliavi ma stavo cominciando ad avere dei problemi con il cibo. E chi era al telefono con me quel giorno quando mio padre ancora non si sapeva se sarebbe vissuto o meno? Chi mai mi mise in testa che potevo diventare un cigno? Chi mi ha messo in testa che avevo abbastanza neuroni per laurearmi per essere come le altre? Per non avere nulla da invidiare al mondo che mi circonda. Quello che sbagliavo era pensare che al mondo esista una sola persona con tali poteri. certo ne esisste solo una che mi cosce così tanto bene. E oggi in mezzo al clima in cui sono cresciuta non lo so cosa io fossi. Forse in realtà sono semplicemente io con mille difetti, primo tra tutti quello che non dimentica. E non dimentico di aver rinunciato a molte cose per smussare la spigolosità della vita di tutti i giorni. E lo so che non sono certo una bella persona e che non merito gran che. Ma questo è il risultato di anni di duro lavoro. Bello o brutto che sia. Una laurea con una tesi che rifarei mille altre volte, una specializzazione ed un lavoro che adoro. Gli spaccaossa??? Beh, si mi hanno fatto sputare sangue è vero ma ora c’è un legame forte e quando pensano che non ci sarò li vedo intristirsi. E io dentro ci sto male. Ecco perché nella vita esiste sempre una prima volta. Fioretti non ne ho mai fatti ma per avere un altro anno nel grande edificio come quello che ho avuto cosa potrei dare? Ci ho pensato a lungo. Qual è la prima cosa che faccio quando torno a casa dopo le mie quasi 2 ore di viaggio? Accendo il pc e aggiorno il mio blog bevendo caffè. Scrivere è l’unica cosa che faccio con regolarità anche se non scrivo come voglio perchè già fui scoperta e credo di essere già letta da occhi indiscreti e tengo al mio blog non so quanto perchè ci appunto tutto. Al resto ho rinunciato. Posso sospendere la mia attività di piccola blogger proprio nel mese che più preferisco, proprio nell’ultimo mese di lavoro quando sicuramente avrò mille cose da raccontare per tornare tra qualche mese se riavrò il grande edificio e se così sarà andrò anche all’alto edificio a piedi. Ecco… questa rinuncia si che mi pesa, mentre ci sono scelte che rifarei mille volte, ma è il prezzo da pagare, è il mio fioretto, ed è giusto che sia nel giorno del cigno quando ho ancora nelle orecchie suoni familiari e negli occhi immagini che non dimenticherò. E’ buffo, ma tutto scorre tranquillamente davanti alla balaustra gialla. Solo a 2 e 22 dalla fine ho forse realizzato veramente e gli occhi si sono velati e in quel momento magari si, avrei voluto che la vita non andasse così,perchè dei giorni vorrei quell’abbraccio, quella carezza sulla testa, il calore di un corpo che ti è complementare, ma poi tutto è passato.
“Arbitro, sei un figlio di puttana, imbecille e coglione!!!” Caspita la ragazza alla mia estrema destra deve aver studiato ad Oxford. Ai miei tempi al massimo si diceva “Arbitro cornuto”.