Del perchè alle 15,33 avrei voluto piangere

Febbraio 26, 2009 at 6:30 pm (Senza Categoria)

L’aula è illuminata dal sole.
La mia presenza li è fugace ma dopo solo 90 minuti mi rendo conto che quella che hanno davanti questi ragazzini che mi vedono per la prima volta sono io.
Ridono alle mie battute e ascoltano.
Mi guardano.
Tra noi c’è un dialogo.
Poco prima in corridoio non hanno riconos,ciuto la prof perchè ben si è mischiata tra gli alunni.
Mi rendo conto che la sensazione che provo mi mancava da molti mesi.
Perchè io sono questa e questo è il mio modo di svolgere il lavoro.
Ma quest’anno il luogo dove sono per tutta una serie di motivi non me lo permette.
Il contatto umano che avevo instaurato con i miei piccoli dello scorso anno mi manca tantissimo.
Io sono quella che correva lungo i corridoi che vestiva come un’ adolescente, che sentiva la voce grave dell’uomo in divisa che è nella stanza accanto mentre aspettavo che le mie fotocopie fossero pronte.
Quella che il venerdì arrivava prima per mangiare una mancedonia con A.
Quella che il martedì non aveva fretta di andare perchè c’era il rito del caffè.
Quella che quando qualcosa non andava correva sempre dall’uomo in divisa, spingendo porte pesanti per raggiungerlo e poi si incantava a vederlo intento nel suo lavoro e il tempo nel frattempo scorreva.
Io sono quella che non ama i contatti fisici ma che ha imparato quasi subito ad asciugare lacrime, ad abbaracciarli nei loro momenti duri, ad accarezzarli sulla testa, loro che ti tirano per la maglia, che hanno bisogno di osservarti.
Io che venivo raddrizzzata dopo che mi assestava le mani sulle spalle “stai dritta!”.
Io sono quella che sedeva nei banchi, che nelle belle giornate di sole usciva con lui a mangiare un gelato e lungo la strada si rideva.
Quella delle incazzature, delle sgridate e delle lacrime ma che si è fatta le ossa.
Sono quella che camminando respirava l’odore della vaniglia, quando c’era…
Oggi c’è solo un senso di vuoto, del resto che mi manchi già lo sai.

Permalink Lascia un Commento

cuore fa ancora rima con amore?

Febbraio 25, 2009 at 7:58 pm (Senza Categoria)

La rima…
Rido e ridere risolleva la mia giornata mentre guardando gli adolescenti che davanti ad esse, le rime, sono assolutamente goffi ed impacciati.
E così davanti ad una rima bislacca ed inaspettata le parole scorrono e chissà se quello che la rima ha tirato fuori è quello che provano.
Forse però la verità è chiusa nei loro cuori che sono ghiaccio.
Ma cuore forse fa rima con lucine.
Almeno oggi.

Permalink Lascia un Commento

non sgridarmi….

Febbraio 24, 2009 at 6:11 pm (Senza Categoria)

… non sono una tua alunna.
mi sembra di essere tornata indietro di un anno e mi pare che tutta la fatica per essere al tuo pari sia finita nel cesso.
Torni a sgridarmi e per cose che non riguardano la scuola e così finisco per smettere di parlare come al mio solito.
Vorrei capire per quale motivo devi sempre trattarmi così.
Gioco al massacro.
E non ho la sfera di cristallo per sapere se mi aspettavi o meno.
Io sono quella che ti ha chiesto se potevamo vederci e tu hai detto che sei impegnato.
Mi pare che oggi avresti potuto.
Ma il punto non è questo.
Forse ha ragione v. quando dice che l’hai fatto a posta a fissare l’appuntamento proprio nell’unico giorno dell’anno in cui potrei pensare io a come passare la giornata e tu magari potresti anche non esserci.
Il punto però è tutt’altro.
Io sono arrabbiata con te perchè non mi ascolti mai perchè mi sgridi sempre e perchè non riesco ad essere quella che sono.
Non capirò mai il perchè del tuo comportamento nei miei confronti e continuerò a pormi strani interrogativi.
Non lo capirai mai che il tuo modo di fare tagliente può fare male.
Ma come potresti capirlo ora che siamo lontani quando non lo hai capito dopo avermi avuta sotto gli occhi tutti i santi giorni?

Permalink Lascia un Commento

A modo loro….

Febbraio 20, 2009 at 5:49 pm (Senza Categoria)

S. pensa che a modo loro, anche loro mi vogliano bene, perchè ciò che mi caratterizza è, quando faccio il mio lavoro, pensare sempre che l’apprendimento partirà dall’affettività.
Dice che loro mutano se io sorrido loro anche se sono impossibili.
Quelli grandi poi….
Quelli sono un caso a parte e non cambieranno mai ma M e M e C loro no.
Il loro apprendimento è strettamente legato a quello che ogni giorno trasmetto loro.
Però… però nonostante la fatica io non faccio altro che pensare che l’odore di vaniglia è ciò che più mi manca e il calore dei miei piccoli che crescono ogni giorno di più e che ho affidato alle cure dell’unica pensona che sa quanto tenessi a loro.
Io non posso farci nulla….

Permalink Lascia un Commento

Ciao Z.G.

Febbraio 16, 2009 at 6:18 pm (Senza Categoria)

Lo sai già cosa ti diranno quando squillerà il telefono.
Lo sai già cosa ti riserverà la giornata.
Lo sai già e basta perchè fa parte del tuo maledettissimo “dono”.
Ma tante volte non vorresti sapere.
Anzi preferiresti sbagliare.
Perchè pensi che non vedersi per anni possa distruggere ogni legame.
Un altro pezzo di vita che se ne va.
Con la speranza che sia in un posto migliore, dove nessuno ci chieda mai di schierarci e scegliere proprio dentro alla propria famiglia.
Dove nessuno si permetta di giudicare.
Dove nessuno ti costringa a restare abbassando la testa o ad andare se mai volessi vivere a testa alta.

Permalink Commenti disabilitati

La finisci di aggiornare il tuo stato?

Febbraio 10, 2009 at 10:19 am (Senza Categoria)

A volte l’aria profuma intensamente e l’odore ti è familiare come pochi.
Conversazioni che si muovono su di un doppio binario.
La prima cosa che mi dici riguarda ciò che più amo e che più mi manca.
Quasi a volermi dire che il mio lavoro è li ed è servito a qualcosa o meglio a qualcuno.
Certi rapporti che si costruiscono con il tempo giorno dopo giorno in modo faticoso sono quelli che alla fine ti danno più soddisfazione perchè ti accorgi che aver sputato lacrime e sangue è servito a qualcosa.
Più che a qualcosa.
E arrivo a pensare che le sgridate e tutto il resto ora mi mancano.
Conosci bene le mie difficoltà alcoliche e ti chiedi come farò.
Asserisci che mancano gli aperitivi.
Cosa che penso anche io.
Eppure ce lo ripetiamo ogni volta che ci vediamo.
Rimane il problema che ognuno di noi ora è lontano.
Non so perchè si riesca ad andare così d’accordo nonostante le mille diversità.
Smetterò di dirti che ho paura, in fondo lo hai sempre saputo che sono altamente allergica alla meringa.
Non smetterò mai di pensare che sei la persona che mi ha tirato fuori da ogni guaio lo scorso anno.
Arriverà il giorno che forse ti dirò anche grazie.

Permalink Lascia un Commento

“Prima di tutto buon inizio di settimana…”

Febbraio 9, 2009 at 4:12 pm (Senza Categoria)

Prima era sempre così.
Il primo ciao della mattina.
E faceva sempre caldo e non pioveva mai.
Quando improvvisamente il buongiorno è cessato è iniziata la pioggia, il freddo e tutto il resto che proprio non va.
Però arriva anche un lunedì dove è tutto diverso.
Nulla da dire se non che non mi sono assuefatta a questa mancanza e forse non mi abituerò mai.
Poi anche se non sei dove vorresti ti accorgi che è uscito il sole, che fa caldo.
E si, una telefonata in qualche caso può salvare una vita…. o meglio la persona che è dall’altra parte del telefono.

Permalink Lascia un Commento

So di non sapere.

Febbraio 8, 2009 at 3:57 pm (Senza Categoria)

All’ interno della miriade di informazioni che racchiudo dentro di me, di quel “dono” che ancora non so se considerare speciale o condanna, so che sapere a volte non mi piace.
Ma posso avere giorni in cui posso ben non sapere perchè mi senta così.
non ci sono spiegazioni.
Non lo so e basta.
Sto così, in attesa che il grigiore mi passi.
Non mi si può certo crocifiggere.
Non mi si può farmi una colpa se mi manca il mio mare, se fatico a stare chiusa in casa e se mi manca mio nonno.
Se mi manca ridere e scherzare.
Se mi manca tutto quello che il grande edificio rappresentava per me.
Se mi manca essere quello che ero riuscita difficoltosamente a diventare.
Mi spiace solo che il lavoro certosino di mesi non fatto da me ma su di me, non so ancora se in modo consapevole o meno, sia stato spazzato via come fa un temporale e sia nuovamente tornata a combattere con una pizza che tirerei volentieri solo contro al muro.

Permalink Lascia un Commento

Se almeno vi avessero chiuso…

Febbraio 3, 2009 at 1:11 pm (Senza Categoria)

“Se vi avessero chiuso sarei potuto tornare da dove vengo…”
Il tono con cui pronuncia quella frase nasconde tanto.
Ha solo 17 anni ma a guardarlo le persone potrebbero benissimo dire che è già un adulto.
Ed io posso dire che è così perchè lo vedo nella sua duplice versione.
Quella di adolescente che la vita ha messo in un posto dove non dovrebbe stare.
Per intelligenza, cultura ed educazione.
Perchè merita di imparare e conoscere.
Perchè vuole impare e conoscere.
Quella di adulto che lavora veramente in modo duro dietro ad un bancone.
Quello che non mi sfugge certo è l’amarezza che ha dentro, che lo abbliga ad accettare che la vita lo abbia schiaffato li, fregandosene del fatto che aveva dei sogni e dei progetti che ha dovuto ridimensionare in corsa.
L’amarezza di uno sguardo di chi sa che anche se un giorno potesse accedere ad una istruzione più alta non avrebbe gli strumenti per affrontarla, ma non perchè non sia dotato di intelligenza per farsene carico ma perchè l’istituzione che dovrebbe curarlo si deve abbassare a menti troppo sterili che non intendono nutrirsi e che la società rinchiuderà presto ai margini e preferisce sacrificarlo.
C’è solo da augurarsi che la ruota della vita giri, ma non mi chiedete in quale verso….

Permalink Lascia un Commento