time is (running) out

Novembre 30, 2009 at 3:49 pm (Senza Categoria)

E’ inutile dire, in queste giornate, dove vorresti essere solo da qualche altra parte, che le sgridate o gli appunti sul tuo modo di lavorare non le puoi concepire e che al limite solo una persona può permttersi di farti degli appunti, ma in questo momento lui, li non c’è.
Nesun altro può permettersi.
E la scuola di magia mi manca.
Sono giorni in cui tutto quello che vorresti è non occupare il tuo posto ma poterti sedere ad un banco qualsiasi e poter essere adolescente come loro.
L’altro giorno ero con quelli grandi e mi sarebbe veramente piaciuto cambiare prospettiva.
E più li guardavo e più pensavo “beati voi, che arrivate con le vostre cartelle vuote, i capelli scompigliati, gli sguardi distratti, assonati, stravolti, che uscite la sera anche se il giorno dopo c’è scuola, o saltate la lezione per andare al parco.”
Eppure quando andavo a scuola io non era così. Eravamo forse più ricchi dentro ma più brutti fuori.
Ora sembra quasi il contrario e forse se sono ricchi anche dentro stanno ben attenti a farsene accorgere.
Eppure io saprei anche in quale banco vorrei sedere.

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quando arriva la crisi, riaffiorano alcuni ricordi…

Novembre 27, 2009 at 1:06 pm (Senza Categoria)

Sarà un altro Natale con il botto, proprio come 10 anni fa.
e saranno ancora lacrime e tristezza e vuoto, in mezzo all’opulenza del Natale che ci obbliga a sorridere, a dire che stiamo bene, a baciare ed abbracciare la gente.
In realtà vorrei solo infilarmi sotto il piumone e dormire.
Evitare ogni dolore.
Svegliarmi quando tutto sarà passato.
O solo svegliarmi ed accorgersi che era solo un sogno sgradevole.
Perchè vorrei capire pre quale motivo le catostrofi della mia vita devono succedere sotto Natale ma soprattutto vorrei sapere per quale motivo non si riesca a vivere in pace per più di mezza giornata.

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il prodotto finito

Novembre 23, 2009 at 4:47 pm (Senza Categoria)

Quando li ho lasciati erano “quelli grandi” rispetto a quelli piccoli.
Ma erano grandi relativamente.
Il brutto di cambiare ogni anno scuola è di non vederli mai alla fine di un percorso.
Per me loro rappresentano la mia prima ora di lezione in assoluto della mia vita e anche se con loro non ho mai creato un legame stretto è impossibile dimenticarli.
Così quando me li sono trovata davanti nelle loro vesti professionali non ho capito più nulla e anche se, alla fine del lor percorso manca ancora qualche mese, li ho visti veramente grandi.
Macchinetta in particolare è diventato altissimo, sempre magro, ora non ha più la macchinetta e ha i capelli più lunghi che porta spettinati e gli occhi sono sempre di quel color chiaro.
La loro caratteristica è sempre stata sovvertire le regole della genetica con le loro mani mancine e gli occhi chiari.
Ero emozionata, avrei lasciato volentieri che le lacrime scorressero.
Ho dimenticato il motivo per cui ero li e non ho fatto altro che concetrarmi su di loro e fissarli tutto il tempo.
Sono la mia soddisfazione.

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Les’t stay together

Novembre 19, 2009 at 8:09 pm (Senza Categoria)

Ho certo imparato molte cose dal mio anno da adolescente.
Ho imparato a fare magie e lo scorso anno, quando le magie non mi riuscivano ero afflitta, distrutta, incazzata.
Quest’anno, senza accorgermene ho ricominciato a fare magie e la cosa mi piace alquanto.
E l’altro giorno , dopo una loro frase ero commossa.
Certo la scuola di magia mi manca moltissimo, ma ogni giorno la porto dentro di me e do agli altri quello la scuola di magia ha dato a me.
E ho imparato a non aver paura.
Non potrò però mai dire “avevi ragione tu…”
La nostalgia che mi avvolge è troppo forte. La mancanza della tua presenza mi accompagna in ogni passo, che a volte spero di poterti veder spuntare.
Magari sentirmi chiamare come se fossi una studentessa che ne combina di tutti i colori.
Non posso dire tutto questo, soffoco questa mancanza e magari la voglia dei caffè del martedì.
Sto bene, ma non posso dirti che non è più la stessa cosa.
Però ho anche imparato in modo spontaneo a dire, senza pensare “ho voglia di vederti”.
E sia.

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testo descrittivo

Novembre 11, 2009 at 8:52 pm (Senza Categoria)

Nel mio testo descrittivo c’è un corridoio bianco con ai lati delle porte e nel mezzo del corridoio ci sono due persone.
Una in jeans e camicia che corre e l’altra ha una divisa bianca che se ne sta in piedi seria seria.
Nell’aria si sente odore di vaniglia, ad annusare bene.
Ma questo non è un testo descrittivo, è solo un modo per dire che mi manca qualcosa, o meglio qualcuno.

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Chiedilo alla tua buona “Stella”

Novembre 3, 2009 at 11:04 am (Senza Categoria)

” seconda stella a destra… questo è il cammino… poi la strada la trovi da te… porta all’isola che non c’è”. E. Bennato.
Quella Stella sta proprio a destra….. ma il suo compito è distruggere l’isola che non c’è, altro che indicartela….. l’isola che un numero incalcolabile di persone non raggiungeranno mai.
Eppure sono persone che hanno fatto tanta strada, una laurea, la scuola di specializzazione ( rammento a tutti che le SSIS erano a numero chiuso e non aperte a chiunque si svegliasse un giorno pensando che fare l’insegnante fosse come bere un caffè al bar) e poi il balletto di cattedre… che non fa bene ai ragazzi costretti a cambiare e ad adattarsi ogni volta e non fa bene a loro che ogni anno devono cotruire un percorso con studenti e colleghi di cui non vedranno mai la fine, ogni anno un’opera incompiuta. Ogni anno li, alla fine di agosto a sperare che ci sia un posto, sempre a troppi km da casa, uno stipendio da fame per dirla in modo educato, ma gli insegnanti sono quelli che non fanno nulla perchè lavorano solo la mattina.
Si ignora tutto il lavoro che devi fare a casa perchè anche se hai due classi prime o treze o seconde, cambierà quello che le costituisce e le lezioni non saranno mai uguali.
Perchè, con tutto il rispetto, insegnare non è come fare un lavoro di quelli dove stai seduto ad una scrivania, interagisci continuamente con delle teste e dei cuori e ogni volta hai pochi secondi per valutare la tua giusta reazione.
Per non parlare della responsabilità.
Responsabilità di quello che insegni loro ma anche nel caso malaugurato qualcuno si facesse male.
Se fosse per soldi non lo faremmo, lo facciamo perchè l’abbiamo dentro e basta, perchè crediamo nell’importanza di dare qualcosa a quegli occhi che ti guardano e in alcuni casi ti considerano un adulto significativo.
E poi ci sono i casi in cui ti trovi con colleghi, con cui nasce collaborazione ed il lavoro riesce ancora meglio, ma alla fine dei 9 mesi ci si saluta con un arrivederci che sai benissimo non arriverà praticamente mai.
Nessuno ha mai capito che l’insegnamento non può essere trattato come gli altri lavori ma ha bisogno di paramentri suoi, avrebbe bisogno di strumenti e risorse sue proprie.
Impariamo ad essere uomini e donne civili tra i banchi di scuola perchè li è richiesto veramente di entrare a far parte di una “piccola società”. E’ li che porremo le basi per quello che saremo domani.
Quindi io chiedo alla mia Stella cosa pensa che sarà la società in cui viviamo tra 10 anni dopo che avrà tolto a migliaia di persone un lavoro e ad altrettanti il diritto ad una dignitosa istruzione?

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