Padri
Quante volte ho iniziato a scrivere nel week-end?
Svariate, ma poi mi accorgo che quello in cui ho più inciampato in questi giorni è la paternità.
Perchè non basta fare un figlio per definirsi padre.
Non basta scrollare le spalle e pensare che per quanto sia stato un errore bisogna farsene carico economicamente ma non affettivamente.
Forse la paternità sta scritta in certi dna più che in altri.
E guardo chi è padre e sembra neppure non accorgersene, non esserne portato, non aver mai imparato negli anni a gestire questa responsabilità.
Non preoccuparsene mai, non esserci mai.
Un contributo inutile alla crescita di una persona.
Ma ci sono anche padri che si preoccupano, che ricoprono un ruolo, che riescono tra mille impegni ad essere presenti. Spero e credo.
E guardo chi vorrebbe essere padre e non si rende conto di quale responsabilità sia un figlio, di come la vita cambi in funzione di qualcuno che crescerà e avrà sempre diritto ad avere un pezzo di te.
Di chi pensa che il dna sia così importante per poter chiamere una persona “figlio” e forse crede che sia un obbligo dovuto, un tributo da pagare alla società che prima ci vede singoli, poi coppie, poi genitori. Ma rispetto il pensiero altrui.
Penso a chi non sarà mai padre,a tutte quelle volte che ho visto i suoi occhi grandi fissare ogni bambino, ogni minimo dettaglio e seguirene attento da lontano ogni passo come se fosse qualcosa di suo. Così sentito da pensare che un giorno ne potrà adottare, così umano e spontaneo in certi gesti che non potresti far altro che pensare che si nel suo dna la paternità ce l’ha proprio stampata.